
È stato un crimine, è stato un vero e proprio omicidio l’annegamento di 600 rifugiati nel naufragio di Pylos!
Oltre seicento famiglie in Pakistan, Egitto, Siria e Palestina stanno piangendo la perdita dei loro cari, che erano a bordo della nave Adriana e che, il 14 giugno 2023 sono finiti in fondo al Mar Mediterraneo, al largo della costa di Pylos in Grecia.
Uniamo le nostre voci a quelle dei sopravvissuti al naufragio, quando denunciano che la loro nave è affondata a seguito del violento ribaltamento determinato da una nave della guardia costiera, nel tentativo di respingerla in Italia.
La nave ha lasciato la Libia il 9 giugno e, già prima del naufragio, si erano verificati decessi a bordo a causa delle condizioni terribili di viaggio. Il 13 giugno 2023, per 16 ore, la Guardia Costiera e Frontex hanno osservato 750 persone in difficoltà senza intervenire in soccorso, come invece sono obbligati a fare per salvare vite umane in pericolo in mare.
Sono sopravvissuti solo in 104 e sono stati recuperati 82 corpi. In questo naufragio, sono annegati oltre 600 rifugiati. È stato omicidio!
Si tratta del crimine razzista più orribile ai confini della Fortezza Europa, contro persone perseguitate da dittature, guerre e fame; persone che hanno cercato di sfuggire alla morte certa causata da bombe, torture e sterminio nei loro paesi. Avevano il diritto di ricevere asilo e ospitalità, ma sono stati trattati come tutti i rifugiati e i migranti: con recinzioni, persecuzione da parte della Guardia Costiera, della Guardia di frontiera e da Frontex, campi di concentramento, respingimenti e omicidi.
Il governo greco di Nuova Democrazia, campione nel coprire il crimine di Tempi, sta cercando di occultare le responsabilità del Ministero dei Trasporti e della Guardia Costiera per il crimine di Pylos, questa volta incolpando nove sopravvissuti. Il 21 maggio, a Kalamata, nove sopravvissuti sono stati processati con le accuse di aver causato il naufragio, di traffico di migranti e di appartenenza a un’organizzazione criminale.
Siamo al fianco delle vittime, dei sopravvissuti e delle loro famiglie, che cercano giustizia e di punire i veri colpevoli: il governo, la Guardia Costiera e Frontex. Dal 2015 ad oggi, le politiche di chiusura delle frontiere hanno causato la morte di oltre 20.000 rifugiati nel Mediterraneo.
Tali politiche sono peggiorate con il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Come ha denunciato Amnesty International, questo patto “porterà a maggiori sofferenze e metterà più persone a rischio di violazioni dei diritti umani”. Nel frattempo, il governo britannico sta procedendo con i suoi piani razzisti e disumani di deportare i richiedenti asilo in Ruanda, violando così il diritto internazionale sui diritti umani.
Queste politiche razziste sono il terreno fertile per l’ascesa della destra estrema e dei movimenti fascisti a livello internazionale e alimentano il pericolo che possano rafforzarsi ulteriormente nel Parlamento europeo durante le elezioni previste dal 6 al 9 giugno 2024. Il legame tra le politiche migratorie razziste e l’estrema destra è reso chiaro dalla storia di Fabrice Leggeri, che è stato il capo di Frontex, l’agenzia di controllo delle frontiere dell’UE, dal 2015 al 2022. Leggeri ha rassegnato le dimissioni mentre era sotto inchiesta per frode; ha guidato Frontex mentre autorizzava i respingimenti da parte di guardie di sicurezza greche mascherate, causando innumerevoli morti nel Mar Egeo; ora è membro del partito fascista di Marine Le Pen, RN, ed è uno dei loro candidati di punta alle elezioni europee.
È giunto il momento di porre fine agli orrori omicidi ai confini! Accogliamo tutti i rifugiati, uomini, donne e bambini, con dignità e diritti, non con persecuzioni. Lo affermiamo con fermezza e determinazione!
Nessun insabbiamento per il crimine di Pylos, punizione per i responsabili, riconoscimento delle vittime del naufragio di Pylos! Rifugiati, vi accogliamo a braccia aperte! No alle frontiere chiuse con recinzioni e no alle operazioni di respingimento letale condotte da Frontex! Sosteniamo la mobilitazione ad Atene il 20 maggio e a Kalamata il 21 maggio per il processo dei nove sopravvissuti rifugiati del naufragio di Pylos.
